Wolfram Dejaco
Studio di fisioterapia e Feldenkrais
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Feldenkrais®, la consapevolezza del movimento

I movimenti, come camminare, muovere la testa, azioni che impariamo fin da bambini, sono per la maggior parte di noi atti automatici, naturali ai quali non prestiamo alcuna attenzione fino a quando tutto va bene, ma, quando poi accusiamo un dolore agli arti o alla cervicale, andiamo nel panico. Il signor Moshè Feldenkrais, un uomo anziano, con i capelli bianchi, paffutello, con una faccia birichina e una reputazione di buontempone irriverente, ma al tempo stesso persona capace di condividere i pensieri e le emozioni altrui, ha fatto del movimento la sua filosofia di vita.

Su di lui circolavano, nel settore sanitario, delle storie, in parte esagerate e in parte inventate, perciò mi venne la curiosità di cercare i suoi libri per rendermi conto di che cosa egli effettivamente dicesse. Il primo libro di Moshè Feldenkrais che ho comprato è stato Consapevolezza attraverso il movimento. Il linguaggio era un po’ singolare e vecchio stile (forse dovuto alla traduzione), ma il modo con cui Feldenkrais insegnava ad ottimizzare i movimenti mi ha immediatamente affascinato. Così mi sono procurato altre sue opere e presto mi sono reso conto che questo non era un semplice metodo relativo al movimento, ma si trattava di un vero e proprio metodo di apprendimento. Feldenkrais usa il movimento come mezzo di apprendimento.

La consa pevolezza del movimento
Mi sono posto, allora, questa domanda: come funziona questo metodo? Noi tutti ci muoviamo; allora perché non impariamo tutti come sarebbe naturale a muoverci nella maniera migliore possibile? Certamente, il movimento è una proprietà fondamentale della vita; i nostri primi movimenti, come ad esempio girare la testa, succhiare e deglutire, sono innati e sono il primo passo per l’orientamento nello spazio. Ben presto, però, sperimentiamo con mani e piedi, e, letteralmente, passo dopo passo, sviluppiamo l’andatura eretta. Questa sperimentazione corporea è individuale e riguarda ogni nostra esperienza, non solo fisica. Incessante e intuitiva porta a quello che Feldenkrais chiama apprendimento organico, che è diverso per ciascuno di noi. Ancora più incuriosito, ho voluto sperimentare direttamente quanto letto partecipando ad una tipica lezione di Consapevolezza attraverso il movimento. Queste lezioni avvengono sempre in gruppo. I partecipanti assumono varie posizioni: supina, prona, laterale, seduti o in piedi. Seguendo le istruzioni dell’insegnante Feldenkrais, eseguono con la massima attenzione possibile movimenti che essi stessi possono modificare leggermente sia cambiando minimamente la forza usata, sia il ritmo, sia l’estensione del movimento. Ciò mantiene viva l’attenzione, migliora la sensibilità per il movimento stesso e normalizza la tensione muscolare. Le sottili differenze vengono percepite di volta in volta in modo sempre più chiaro. Di questa prima lezione non mi sono rimaste impresse particolari sequenze di movimenti, ma quello che mi ha colpito è come il movimento, unito all’attenzione e alla costante riflessione su ciò che sta accadendo, possa trasformarsi in un’esperienza interessante. A me era sempre piaciuto muovermi, ma allora mi resi conto che dopo la lezione i miei movimenti avevano acquistato un’altra qualità: erano diventati più fluidi. Io ero diventato più flessibile ed avevo una maggiore possibilità di scelta nel movimento. Dopo un po’ di tempo, ripensando alla lezione ed agli scritti di Feldenkrais, mi sono reso conto di ciò che egli intendesse dire con affermazioni quali “ io vorrei, che tu abbia un cervello agile, e non un corpo agile”. Oltre al vantaggio fisico che si ottiene con questo lavoro, è soprattutto rilevante quello di mantenere la plasticità del proprio cervello. Il rimanere mentalmente in forma, è lo scopo principale di questo lavoro. A questo punto la decisione era presa: il mio obiettivo più impellente era quello di diventare insegnante Feldenkrais. Sei mesi dopo questa decisione, intrapresi la mia formazione e così cominciò la mia avventura. Si, proprio un’avventura, perché credevo di avere una buona mobilità, ma poi ho scoperto che, come quasi tutti noi, anch’io ero prigioniero di schemi piuttosto rigidi: usavo, infatti, solo una minima parte delle possibilità che in realtà erano a mia disposizione. Ho scoperto che non è l’ampiezza dei movimenti che conta ma è la possibilità di combinarli che accresce la libertà d’azione.

 

L’integrazione funzionale
Presto all’esperienza di Consapevolezza attraverso il movimento, che avviene sempre in gruppo, si è aggiunta L’integrazione Funzionale (IF), cioè il lavoro individuale. C’è chi la chiamerebbe trattamento, ma, in effetti, non lo è. IF è un dialogo, non verbale, tra insegnante Feldenkrais e “allievo”, nel quale entrambi comunicano sullo stesso livello. L’osservazione, la pressione sulle articolazioni e sui muscoli, la trazione e il movimento passivo delle parti del corpo fanno comprendere all’insegnante Feldenkrais il grado qualitativo del collegamento delle parti del corpo. All’allievo, invece, questi stessi elementi danno la possibilità di riscoprire attraverso la percezione conscia e inconscia (input sensoriale) il proprio potenziale. Ricordo in particolare una delle molte esperienze di IF: io stavo sdraiato su un lato e l’insegnante Feldenkrais iniziò a lavorare sulla mia colonna vertebrale. Ci fu una pressione appena percettibile su ogni mia vertebra. Poi spinse verso l’alto, in maniera minima, ogni singola vertebra. Questi movimenti erano quasi invisibili dall’esterno. Dopo che l’insegnante aveva finito da un lato, io mi sono disteso sulla schiena e ho cominciato ad osservarmi. E dopo alcuni secondi ho iniziato a constatare, lentamente, una singolare differenza tra le due metà del mio corpo. Un lato, non solo lo sentivo rilassato, ma anche più piatto, più largo e più caldo, come se il mio corpo fosse diviso esattamente in due metà ben distinte e diseguali. Il braccio e la gamba dello stesso lato erano altrettanto più rilassati. Ero totalmente sorpreso. Come sarebbe andata a finire? L’insegnante Feldenkrais ripeté tutto dall’altra parte.

 

Un minimo movimento agisce sul corpo
Alla fine mi sono girato sulla schiena e il mio corpo era tornato simmetrico. Non ero mai stato così rilassato e piatto.La sorpresa vera e propria si manifestò quando mi alzai e feci qualche passo: alla percezione della colonna vertebrale così libera si era aggiunta anche una chiarissima percezione delle anche. Camminando mi sentivo leggero e libero. Ero strabiliato. Tali modifiche e sensazioni differiscono da individuo a individuo e possono durare da pochi minuti ad alcuni giorni. Questo dimostra quanto anche il più piccolo movimento può agire sul corpo ed evidenzia come si possono rilassare velocemente le tensioni muscolari. Finalmente avevo trovato un metodo senza rigidi dogmi. Questo metodo mi permetteva di imparare in modo diverso rispetto a quello al quale ero abituato. Ho trovato più facile collegare l’esperienza del movimento con l’apprendimento. Ho capito anche che i termini “giusto” e “sbagliato” sono solo due concetti molto relativi quando si parla di movimento e che, relativamente ad esso, ad ognuno dovrebbe essere consentito un proprio approccio individuale.

Incredibile!

Cosi facile è il rilassamento della schiena e dell´addome

Sedetevi eretti su uno sgabello. Sentite i vostri ischi. Immaginate il vostro corpo come un blocco unico. Oscillate adesso con questo blocco in avanti e indietro. Osservate come cambia la tensione dell’addome e della schiena a seconda della posizione.

Incredibile!